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LEGGE PINTO: COME OTTENERE UN INDENNIZZO PER I PROCESSI TROPPO LUNGHI.

LexForo collabora con uno staff di avvocati specializzati in vari settori (civile, penale, lavoro, famiglia e amministrativo) ed è disponibilie a fornire una consulenza gratuita o dare maggiori informazioni per chi volesse instaurare un procedimento per l’equa riparazione. A tal fine può contattarci, inviando una email ai seguenti indirizzi di posta elettronica   e/o , in cui espone brevemente la vicenda giudiziaria che la riguarda.

In caso di affidamento della pratica, provvederemo ad anticipare tutte le spese necessarie per avviare la causa di equa riparazione, chiedendo il compenso in percentuale, con apposito patto di quota lite, solo al momento del recupero effettivo della somma, e nulla in caso di rigetto della domanda.
 

Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo.

Chi è stato coinvolto in un processo (civile, penale, amministrativo, pensionistico, militare, etc. o, a certe condizioni, tributario) per un periodo di tempo considerato “irragionevole”, cioè troppo lungo, può richiedere, in base alle disposizioni della legge 24 marzo 2001, n. 89, meglio conosciuta come “Legge Pinto”, una equa riparazione, che consiste solitamente in 1000-2000 €uro per ogni anno di durata eccessiva del processo.
La Legge Pinto ha introdotto, nel nostro ordinamento, uno strumento che preveda un’equa riparazione a “chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” in relazione al mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (“Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge”).
In particolare, essa consiste nel riconoscimento di una somma di denaro per ogni anno di eccessiva durata del processo ed ammonta a circa 1.000/1.500 €uro, ma può aumentare fino a 2.000 €uro in casi di particolare importanza. In altre parole, l’ammontare effettivo del risarcimento concesso dipende dalla materia del procedimento e dalla sede territoriale della Corte: di solito vengono liquidati risarcimenti più alti per questioni in materia di famiglia o status della persona, per procedimenti penali o pensionistici, nei quali casi di solito si raggiungono anche i 2000 €uro per anno, meno per altre questioni; inoltre le Corti d’Appello che si trovano al Nord sono, solitamente, di maggiore elargizione rispetto a quelle del meridione, parallelamente alla differenza del costo della vita, almeno tendenzialmente.
La durata ragionevole del processo è considerata, generalmente, di quattro (4) anni per il primo grado, di due (2) anni per il secondo, di un (1) anno per la Cassazione. Il risarcimento può essere chiesto a prescindere dall’esito della lite, sia che si vinca, si perda o si concili la causa davanti al giudice adito  (Cass. 8716/06, Cass. 11.03.05 n. 5398).
 

Il risarcimento può essere chiesto anche a processo ancora pendente. In questo caso verrà fatta una prima liquidazione e, se il processo poi non terminerà entro un tempo ragionevole, potrà presentarsi un secondo ricorso per l’ulteriore “segmento” temporale di irragionevole durata, che darà luogo ad una seconda ed ulteriore liquidazione.

Ovviamente, nella determinazione del tempo ragionevole dovrà essere valutata una serie di circostanze, come ad esempio la complessità del caso o il comportamento delle stesse parti e del giudice.

CONSIGLI.
Non ci sono particolari consigli da dare, solitamente conviene sempre presentare il ricorso per equa riparazione, sia per motivi personali, cioè essere risarciti del danno subito, sia per cercare di dare una smossa al sistema giudiziario attuale, che è eccessivamente inefficiente e tiene frenato tutto il nostro povero Paese. I consigli sono quindi solo quelli generali di valutare bene il rapporto costi – benefici in relazione alle spese (nel sistema tariffario da noi proposto è molto facile farlo visto che non ci sono costi).
L’unica cosa da tenere bene presente è che il ricorso per equa va presentato entro SEI MESI dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce il processo (se non in corso di giudizio). Scaduti i sei mesi, la parte è considerata decaduta dal potere di proporre il relativo ricorso. Quindi è una decisione che è meglio prendere appena termina il processo.

IL PROCEDIMENTO.

 

Il risarcimento va chiesto con ricorso alla Corte d’Appello territorialmente competente, secondo una speciale tabella, e deve essere deciso entro 4 mesi dal deposito. Va proposto nei confronti del Ministero della Giustizia, se si tratta di procedimenti del giudice ordinario, del Ministero della Difesa quanto si tratta di procedimenti del giudice militare, del Ministero delle Finanze quando si tratta di procedimenti del giudice tributario.

 

Nel ricorso si dovranno esporre i fatti in maniera dettagliata. In particolare, sarebbe conveniente provare la lungaggine processuale attraverso la trascrizione pedissequa dei verbali di udienza, sì da dimostrare i ritardi intercorsi tra le udienze, soprattutto quelli relativi a rinvii d’ufficio. Bisogna, inoltre, allegare elementi da cui possa desumersi la violazione dell’art. 6, par. 1, anche sotto il profilo iniziale, laddove sia trascorso un notevole lasso di tempo tra il deposito della domanda e la data effettiva della prima udienza.

 

Orbene, una volta esaurita la procedura, la Corte d’Appello deposita presso la Cancelleria il decreto con il quale lo Stato Italiano viene condannato a corrispondere al ricorrente un indennizzo, oltre alle spese legali sostenute. Il decreto viene notificato, a cura del difensore, all’Avvocatura dello Stato.

 

Per quanto concerne il decreto che conclude il procedimento, esso sarà motivato in forma sintetica ed immediatamente esecutivo.

 

Se il Ministero non provvede volontariamente al pagamento delle somme, si potrà agire esecutivamente per il recupero forzoso del proprio credito.

 

Naturalmente i tempi dipendono dalla rapidità con cui le Corti d’Appello, dislocate sul territorio nazionale, provvedono alla fissazione dell’udienza ed al deposito del provvedimento conclusivo della procedura

 

In media, dal momento della proposizione del ricorso introduttivo a quello del concreto recupero dell’indennizzo, compresa la fase esecutiva, trascorre generalmente un lasso di tempo di circa 18 mesi.

Nel ricorso si dovranno esporre i fatti in maniera dettagliata. In particolare, sarebbe conveniente provare la lungaggine processuale attraverso la trascrizione pedissequa dei verbali di udienza, sì da dimostrare i ritardi intercorsi tra le udienze, soprattutto quelli relativi a rinvii d’ufficio. Bisogna, inoltre, allegare elementi da cui possa desumersi la violazione dell’art. 6, par. 1, anche sotto il profilo iniziale, laddove sia trascorso un notevole lasso di tempo tra il deposito della domanda e la data effettiva della prima udienza.Orbene, una volta esaurita la procedura, Per quanto concerne il decreto che conclude il procedimento, esso sarà motivato in forma sintetica ed Se il Ministero non provvede volontariamente al pagamento delle somme, si potrà agire esecutivamente per il recupero forzoso del proprio credito.Naturalmente i tempi dipendono dalla rapidità con cui le Corti d’Appello, dislocate sul territorio nazionale, provvedono alla fissazione dell’udienza ed al deposito del provvedimento conclusivo della proceduraIn media, dal momento della proposizione del ricorso introduttivo a quello del concreto recupero dell’indennizzo, compresa la fase esecutiva, trascorre generalmente un lasso di tempo di circa 18 mesi.

Il risarcimento va chiesto con Nel ricorso si dovranno esporre i fatti in maniera dettagliata. In particolare, sarebbe conveniente provare la lungaggine processuale attraverso la trascrizione pedissequa dei verbali di udienza, sì da dimostrare i ritardi intercorsi tra le udienze, soprattutto quelli relativi a rinvii d’ufficio. Bisogna, inoltre, allegare elementi da cui possa desumersi la violazione dell’art. 6, par. 1, anche sotto il profilo iniziale, laddove sia trascorso un notevole lasso di tempo tra il deposito della domanda e la data effettiva della prima udienza.Orbene, una volta esaurita la procedura, Per quanto concerne il decreto che conclude il procedimento, esso sarà motivato in forma sintetica ed Se il Ministero non provvede volontariamente al pagamento delle somme, si potrà agire esecutivamente per il recupero forzoso del proprio credito.Naturalmente i tempi dipendono dalla rapidità con cui le Corti d’Appello, dislocate sul territorio nazionale, provvedono alla fissazione dell’udienza ed al deposito del provvedimento conclusivo della proceduraIn media, dal momento della proposizione del ricorso introduttivo a quello del concreto recupero dell’indennizzo, compresa la fase esecutiva, trascorre generalmente un lasso di tempo di circa 18 mesi.

Il risarcimento va chiesto con Nel ricorso si dovranno esporre i fatti in maniera dettagliata. In particolare, sarebbe conveniente provare la lungaggine processuale attraverso la trascrizione pedissequa dei verbali di udienza, sì da dimostrare i ritardi intercorsi tra le udienze, soprattutto quelli relativi a rinvii d’ufficio. Bisogna, inoltre, allegare elementi da cui possa desumersi la violazione dell’art. 6, par. 1, anche sotto il profilo iniziale, laddove sia trascorso un notevole lasso di tempo tra il deposito della domanda e la data effettiva della prima udienza.Orbene, una volta esaurita la procedura, Per quanto concerne il decreto che conclude il procedimento, esso sarà motivato in forma sintetica ed Se il Ministero non provvede volontariamente al pagamento delle somme, si potrà agire esecutivamente per il recupero forzoso del proprio credito.Naturalmente i tempi dipendono dalla rapidità con cui le Corti d’Appello, dislocate sul territorio nazionale, provvedono alla fissazione dell’udienza ed al deposito del provvedimento conclusivo della proceduraIn media, dal momento della proposizione del ricorso introduttivo a quello del concreto recupero dell’indennizzo, compresa la fase esecutiva, trascorre generalmente un lasso di tempo di circa 18 mesi.

 

Il risarcimento va chiesto con Nel ricorso si dovranno esporre i fatti in maniera dettagliata. In particolare, sarebbe conveniente provare la lungaggine processuale attraverso la trascrizione pedissequa dei verbali di udienza, sì da dimostrare i ritardi intercorsi tra le udienze, soprattutto quelli relativi a rinvii d’ufficio. Bisogna, inoltre, allegare elementi da cui possa desumersi la violazione dell’art. 6, par. 1, anche sotto il profilo iniziale, laddove sia trascorso un notevole lasso di tempo tra il deposito della domanda e la data effettiva della prima udienza.Orbene, una volta esaurita la procedura, Per quanto concerne il decreto che conclude il procedimento, esso sarà motivato in forma sintetica ed Se il Ministero non provvede volontariamente al pagamento delle somme, si potrà agire esecutivamente per il recupero forzoso del proprio credito.Naturalmente i tempi dipendono dalla rapidità con cui le Corti d’Appello, dislocate sul territorio nazionale, provvedono alla fissazione dell’udienza ed al deposito del provvedimento conclusivo della proceduraIn media, dal momento della proposizione del ricorso introduttivo a quello del concreto recupero dell’indennizzo, compresa la fase esecutiva, trascorre generalmente un lasso di tempo di circa 18 mesi.

DOCUMENTI NECESSARI.
L’unico documento strettamente necessario è: se il procedimento è già terminato, copia della sentenza, eventualmente con attestazione del passaggio in giudicato oppure, se il procedimento è invece ancora pendente, il certificato di pendenza della lite nel civile e gli esiti di una istanza ex art. 335 cod. proc. pen. per il penale. Questi documenti, uno in alternativa all’altro, servono alla Corte d’Appello per verificare che il ricorso sia stato presentato nei termini corretti, cioè sia tempestivo. Sebbene non siano strettamente necessari, solitamente noi alleghiamo anche al ricorso i documenti seguenti al fine di velocizzare il tutto:

  • copia degli atti introduttivi del procedimento “presupposto” (citazione o ricorso, comparsa di risposta, memoria difensiva, etc.);

  • l’intero processo verbale del procedimento “presupposto”, cioè i verbali di causa di tutte le udienze;

  • se contiene una buona ricostruzione dello svolgimento del processo di primo grado: una comparsa conclusionale

  • I documenti non serve sia bollati, sono sufficienti copie semplici (fotocopie).

    COSTI.
    Per quanto riguarda i costi, il sistema tariffario che solitamente consigliamo è quello del patto di quota lite, anche “secco”, cioè senza versamento unico iniziale, così il cliente non spende nulla e si divide (nella quota concordata) con il professionista il ricavato finale. Chi lo preferisce, comunque, può chiedere anche il forfettone. Chi ha diritto al gratuito patrocinio, può chiederlo ed ottenerlo anche per i ricorsi per equa riparazione.


    Avv. Graziano Rondinelli

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